Testate da Zolfood: cicoli&ricotta, la pizza "dei poveri" ora è roba da Re

  • By Giovanni Vanacore
  • 07 Mar, 2017

Un ripieno con cicoli e ricotta calato e fritto nei pentoloni d'olio bollente e venduto a credito per strada.

Reso immortale da L'oro di Napoli   di Vittorio De Sica, con la "nostra"   Sofia Loren, ha rappresentato negli anni del dopoguerra l'unico sfizio possibile per chi aveva i soldi contati o per chi viveva con la speranza di raggranellarne qualcuno entro la fine della giornata, se non della settimana. Oggi invece, che lo street food è un must, la pizza fritta è diventata un simbolo della grande tradizione gastronomica partenopea. Alla pizzeria   Picea la preparano da sempre, a cicoli e ricotta aggiungono la   provola di Agerola, una spolverata di pepe nero e via. Tu chiamale se vuoi, emozioni...
By Giovanni Vanacore 13 Mar, 2017

Ci sono i grandi classici...e poi c'è chi ha il coraggio di stravolgerli. Da   Picea   hanno preso la   Tonnata, una delle "best-seller" del proprio menù, e l'hanno riveduta e corretta in chiave   Gourmet . Il risultato? Un successo clamoroso...

Con i filetti di tonno di   Cetara   e la cipolla bianca, che mantiene intatta la sua consistenza anche dopo la cottura, ci sono le olive taggiasche e i pomodorini gialli del Vesuvio, dolci e profumati a creare uno splendido equilibrio di contrasti. A legare il tutto, il fiordilatte di Agerola. Fantastica...

By Giovanni Vanacore 07 Mar, 2017
By Giovanni Vanacore 07 Mar, 2017
Il pistacchio di Bronte innanzitutto, in un pesto delicato, e poi la provola di Agerola e una   pancetta tagliata sottile, e aggiunta sulla pizza solo a metà cottura. Il resto è poesia...
By Giovanni Vanacore 07 Mar, 2017
E già perchè le   salsicce sono di maialino nero casertano   mentre i porcini, esclusivamente italiani, vengono cotti nel forno a legna dopo essere stati conditi solo con olio e sale. Aggiunti a crudo, dunque, in modo che lascino sulla pizza tutta la loro essenza e i loro profumi, e che arrivino in tavola ancora carichi del loro inconfondibile sapore. A bilanciare i due protagonisti di questa pizza di stagione, la   provola di Agerola   ed una grattugiata di parmigiano Reggiano.
By Giovanni Vanacore 07 Mar, 2017
Reso immortale da L'oro di Napoli   di Vittorio De Sica, con la "nostra"   Sofia Loren, ha rappresentato negli anni del dopoguerra l'unico sfizio possibile per chi aveva i soldi contati o per chi viveva con la speranza di raggranellarne qualcuno entro la fine della giornata, se non della settimana. Oggi invece, che lo street food è un must, la pizza fritta è diventata un simbolo della grande tradizione gastronomica partenopea. Alla pizzeria   Picea la preparano da sempre, a cicoli e ricotta aggiungono la   provola di Agerola, una spolverata di pepe nero e via. Tu chiamale se vuoi, emozioni...
By Giovanni Vanacore 07 Mar, 2017
L'ha ideata   Simone Di Somma , della   Pizzeria Picea, bilanciando i sapori alla ricerca di un "equilibrio dei contrasti" che rappresenta l'obiettivo di ogni grande chef. E l'ha trovato, garantisce   Zolfood.

I fiorilli prima di tutto, nel rispetto della stagionalità, poi dei "morbidi" fiocchetti di nduja piccante e la provola di Agerola. Così si va in forno... poi all'uscita ecco una pioggia di scaglie di ricotta salata a completare l'opera.
By Giovanni Vanacore 07 Mar, 2017

Ci sono i grandi classici...e poi c'è chi ha il coraggio di stravolgerli. Da   Picea   hanno preso la   Tonnata, una delle "best-seller" del proprio menù, e l'hanno riveduta e corretta in chiave   Gourmet . Il risultato? Un successo clamoroso...

Con i filetti di tonno di   Cetara   e la cipolla bianca, che mantiene intatta la sua consistenza anche dopo la cottura, ci sono le olive taggiasche e i pomodorini gialli del Vesuvio, dolci e profumati a creare uno splendido equilibrio di contrasti. A legare il tutto, il fiordilatte di Agerola. Fantastica...

By Giovanni Vanacore 07 Mar, 2017
Con una testa tutta nuova (anche se decisamente troppo piccola), il console per la gente diventò santo, Santo Mamozio protettore dei verdummari. Gli venivano rivolte suppliche e preghiere, e spesso e volentieri se l'annata era stata propizia frutta e verdura gli venivano...lanciate in dono. Per questo motivo nel 1918 le autorità locali decisero di trasferirlo nell'Anfiteatro Flavio. Contadini e fruttaioli però non si persero d'animo e trasferirono quella santità spontanea (e relativi poteri) alla statua piazzata lì a pochi metri, quella del Vescovo Martin de Leòn Cardenas. Che pure in poco meno di un secolo ha girato parecchio, transitando anche sui giardinetti del Carmine. Dalla metà degli anni 80 era rientrato in piazza della Repubblica, negli ultimi giorni invece è tornato a casa in Largo Cesare Augusto o come riconosciuto dalla toponomastica popolare, "abbascio Santo Mamozio". E la Picea, come benvenuto, gli ha dedicato una bella pizza. Ortolana, naturalmente.
By Giovanni Vanacore 05 Mar, 2017
E' venuto a visitarci un fotografo partenopeo. Solo dopo aver assaggiato la nostra pizza, ha deciso di guidarci in un percorso fotografico innovativo.

Il potere della fotografia è la condivisione. In un'ora siamo riusciti a costruire insieme solo quest'immagine. E' curioso il fatto che tutti ne hanno partecipato. Nessun effetto speciale. Ecco cosa ci ha raccontato il giorno dopo.

"Nella mia esperienza non mi era capitato di costruire una percorso di immagini con un intero staff. Spesso la comunicazione food è sempre approssimativa e banale. Il linguaggio fotografico è un sistema comunicativo nel quale la forma prende posto al contenuto. Solo dopo aver conosciuto l'intero staff, assaggiato il prodotto, osservata la cura degli ingredienti e le sequenze delle fasi preparative, che ho deciso di sintetizzare in un'immagine sola il lavoro di anni di esperienza.".


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